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giovedì 23 agosto 2018

Di vizi al mare e altre amenità

📍Costa sud occidentale della Sardegna, Golfo di Palmas. 

Mi piace ascoltare i discorsi degli sconosciuti intromettendomi per un attimo nella loro quotidianità per poi uscirne subito, di solito indenne e con la leggerezza che spesso mi accompagna. 

A volte, però, faccio veramente fatica a capire (in questo caso specifico, lascio da parte i miei limiti e i pensieri convergenti). Oggi la mia attenzione si é concentrata sulla frase di una mamma che in acqua, poco distante da noi, ha detto al figlio: “togliti questo vizio di stare sott’acqua”. 

🤷🏻‍♀️

Io e Sofia ci siamo guardate negli occhi e poi intorno e, giuro, abbiamo visto un sacco di gente in acqua con ‘sto vizio... indecorosa emulazione di massa o forse siamo di fronte ad una pandemia?

In questo caso é piú prudente scappare o buttarsi a pesce magari schizzando un pochino chi ha la pancia ancora da bagnare???

🐠💦🐟💦

Io non sono mai stata una figlia particolarmente coraggiosa ma da mamma ho imparato a non frenare con le mie paure un’inclinazione naturale di Sofia soprattutto, poi, se priva di rischio alcuno. 

E questo mare, giuro restando fedele alla ‘nduja, spinge all’ammirazione subacquea. 


giovedì 16 maggio 2013

Detto con il cuore. Racconti autentici da mamma a mamma

Sono giornalista, da anni scrivo e mi espongo per gli altri. La scelta di iniziare a raccontare la mia esperienza di madre, attingendo un po’ da quella di figlia, mi ha portato a partecipare come diretta interessata ad eventi ed incontri. Ho scoperto un mondo nuovo e sto scoprendo nuove sinergie.
Oggi ho partecipato ad un evento molto particolare, a cui ho deciso di dedicare un post: ce lo meritiamo, per tutto quello che questa giornata ha rappresentato!
Bepanthenol, linea di prodotti per la pelle di mamma e bebè dell’azienda farmaceutica Bayer, ha creato un momento d’incontro riservato a mamme blogger e giornalisti di settore in una location milanese molto suggestiva.
Ha curato con attenzione ogni dettaglio, quasi strano - mi vien da dire - che non sia stato pensato da una mamma!
Nonostante una giornata tipica da autunno contro in piena primavera, il clima molto familiare con i responsabili dell’evento ha permesso un incontro dagli interessanti toni informativi ed anche ironici.
Diciamocela tutta: le smagliature ce le hanno anche gli uomini, ma se ne fregano.
Invece noi mamme no, tra smagliature e pianti da culetto arrossato, di autoironia ne abbiamo proprio bisogno. Anzi: l’autoironia a volte diventa quasi un’urgenza.
Il tema dell’evento è Detto con il cuore. Racconti autentici da mamma a mamma, un progetto editoriale di beneficenza che mette in luce la voglia e nello stesso tempo il bisogno di condivisione dell’esperienza materna, della saggezza e della paura nel sentirsi esseri umani fragili e fallibili, ma anche della consapevolezza di grandi gioie e attese.
Madrina dell’iniziativa è Francesca Valla. Facile collegarla all’immagine televisiva di Tata pacata, serena, dal femore lungo e pazienza infinita del programma S.O.S. TATA, dai risvolti sorprendenti poi nella scoperta di donna, mamma e grande comunicatrice.
Tempo un secondo e Francesca Valla diventa il polo nevralgico da cui partono tutta una serie di miei iperlink, desideri e stimoli sottoforma di hashtag per aderire a questa iniziativa.

Brava, davvero brava e persona vera. Posso dire, dopo poche ore trascorse intorno a lei, che trattasi di appuntamento che in qualche modo segna, per la sua sincerità e per il suo spessore umano.
L’iniziativa porterà a raccogliere esperienze materne diverse e renderle un prodotto editoriale originale, pensato per / con / dalle / delle mamme andando ad unirsi anche uno scopo di beneficenza lodevole: i proventi di questo libro saranno devoluti alla Fondazione Ariel. Fondazione che sostiene le famiglie con bambini affetti da Paralisi Cerebrale Infantile, patologia neuromotoria che già solo nella sua definizione è devastante.
Io credo che si possa fare, davvero, per noi e per loro.
Io credo che si possa costruire, che si debba costruire.
E che ci siano in primo piano proprio le mamme è meraviglioso.
Facciamo vedere e leggere a tutti cosa può significare maternità, senza immolarci ad eroine ma raccontando con sincerità di questa splendida esperienza di vita!
Sul sito mammaraccontati si può caricare il proprio racconto. È spiegato per filo e per segno, ma soprattutto in modo semplice e di facile utilizzo anche per le mamme meno avvezze al mondo online.
Viene chiesto di raccontare e raccontarsi… evviva, no?
Unico limite – mi permetto il gioco di parole –  è la lunghezza del racconto. Sì, perché qualcuno deve aver detto ai referenti di questo progetto, che quando una mamma attacca a parlare, il dono della sintesi proprio non le appartiene!
Ci danno un bel filo lungo comunque, massimo 8000 battute, che tradotto in pagine di word sono circa 13.
Tanta roba, per cavalcare un po’ il linguaggio giovane.
Tempo per partecipare: fino alla fine di settembre. Il progetto vanta il desiderio di diventare oggetto di regalo natalizio.

Bepanthenol ha trovato un nuovo modo di pensare alla famiglia, sempre attento alla mamma che è anche donna e protagonista del suo momento.
E questo mi piace, mi piace davvero!

ps. Che abbia contribuito anche il profumo di quella crema e i ricordi ad essa annessi a farmi sentire a casa?
Chissà. Ci sono profumi e sapori capaci di accendere memorie.

mercoledì 6 marzo 2013

194. Provare per credere

Sono stata mamma anche nella scelta di non mettere al mondo un figlio.
Forse è colpa dell’influenza che mi gira addosso in questi giorni o della disillusione primaverile capace solo di restituirmi sfumature di grigio.
O forse è merito di una bella telefonata con un’amica speciale che ha riportato avanti un ricordo insieme al potere assoluto di una musica in particolare - arrivata oggi, forse non così a caso – che è andata a toccare subito quelle corde.


Il titolo di questo post è volutamente provocatorio, ma non cattivo; anche nella malasorte non ne sono capace.
Fine estate 2007, mi accingo ad un’ecografia alla 22ima settimana.
Per le esperte della rotella ginecologica, sono quasi fuori tempo massimo per la morfologica.
Fiocco azzurro, è in arrivo il fratellino di Sofia.
La visita porta la peggiore delle notizie: il bimbo ha una malformazione cardiaca incompatibile con la vita, operabile ma con una serie di punti di domanda e di verbi al condizionale che non sto a raccontare perché, anche solo provandoci, ne tralascerei la maggior parte.
Sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una decisione, più alta di una montagna e più profonda del mare.
La decisione.
A fine estate 2007 ho firmato i documenti previsti dalla legge 194 per abortire e nel giro di pochi giorni ho partorito un bambino che non è mai nato.
Il gelo.
Dentro e fuori.

Nell’impossibilità di comprendere un evento o una scelta del genere, quando mi trovo a spiegare questa parte così delicata e importante della mia vita, dico che mi sono sentita di fare una scelta d’amore.
Punto.
A ognuno poi il suo pensiero.
La provocazione nel titolo di questo post forse la rivolgo un po’ all’uomo, inteso come genere maschile.
Ricordo che in quel periodo, Giuliano Ferrara portava avanti una lista ‘pro life’ e, toccata sia negli ormoni che nella ferita più profonda, provavo vera rabbia nei suoi confronti e davanti alla televisione gli ripetevo come se ascoltasse Taci se non puoi capire o cerca di capire che devi tacere. La Natura stessa non te lo permette.
Taci.
Io so che è e sarà sempre un argomento di discussione, in eterno.
Io so che è e sarà sempre un pezzo della mia vita, in eterno.
Apprezzo più la sincerità di quelle formule quasi stereotipate di risposta tipo Devi trovartici dentro per capire cosa faresti.
Perché così succede: ti ci trovi dentro e capisci cosa fare o cosa non fare.
Non ci sono alternative, né prima né dopo.
Non amo chi vomita parole senza sapere di cosa parla, la rete offre una gamma di ignoranza e una fiera dell’ovvietà alla ricerca del consenso e dei ‘mi piace’ che spesso mi fa provare schifo.
Io, nell’ignoranza rispetto ad un argomento, di solito sto zitta e taccio.
Quando l’ho vissuta, ho sentito che questa legge può tutelare.
Chi? Cosa? Quando? Come? Perché? Son tutte domande lecite. Davvero.

ps. A distanza di anni, sono ancora convinta di aver fatto una scelta d’amore e forse la serenità che sento mi da ragione.

sabato 2 febbraio 2013

Culinaria, da generazioni


Capita che a trentotto anni, mentre rievochi a tavola con tua madre e davanti a tua figlia, ricordi della cucina della nonna… E mentre parli di lei - occhi a cuore e voce immatura - inizi a salivare e sentire l’odore del suo mitico ragù, rivelando loro la tua ricerca di perfezione in quel sapore…
Capita o può capitare appunto, che tua madre (simpaticamente ribattezzata negli anni Adolf e ci sarà stato un motivo!) dica le parole che pensi inevitabilmente perse e che sono capaci di illuminarti.
Vuoi sapere il segreto del suo ragù?
Sentirsi ad un passo dalla sublimazione è più figo della sublimazione stessa... e io ci sono.
Tu vuoi sapere se io voglio sapere il segreto del ragù di tua madre?
Il suo sguardo insinua potere.
E io pendo da quell’archetto sopraccigliare che si inarca a rondine e nel mio cuore sta facendo primavera, nonostante fuori siano i giorni della merla.
Devo sapere. Ti prego!!! Io, che a distanza di anni dalla sua assenza, ancora entro nella cucina di famiglia curiosando ed annusando dentro le credenze per sentire il profumo del suo caffè, della nostra colazione insieme, dei suoi biscotti e del thè.
Io sono a un passo da quel sapore.
Il segreto del ragù di mia madre (e il ghigno sotto i baffetti ora si fa più carico fino al tradimento…) è che a tre quarti dalla cottura, per dare quel tocco in più di sapore, ci buttava dentro due vasetti di gran ragù star.

…

Io non ci voglio credere.
Io non ci posso credere.
Ma perchè?
Ma perchè dirmelo?
Ma perchè vivere male il fatto che me l'abbia detto? Non volevo forse sapere?
Ma perchè io per rifare il suo ragù passo le ore, fuoco basso, ad ascoltare e annusare il sobbollire come Remy in Ratatouille?

Nell’archivio dei ricordi le mie papille gustative hanno sublimato gran ragù star.
Che smacco.
In un angolo del mio cervello, mia nonna veste i panni del fumetto col sorriso che mescola brodo, ragù e tutto quello che mette in tavola la Star...
Mia nonna questa non me lo doveva fare, mia madre pure.
Mia nonna usava trucchetti che io facevo solo di ultima o penultima generazione.
Mia nonna è un mito, mia madre pure.
Ora, però, da mamma... imparerò a trattenere un segreto che mantenga puro un ricordo.
I ricordi sono ricordi… così personali e deformati, che vanno tenuti in un cassetto.
A volte si sciupano, si normalizzano e diventano fallibili.
Ma ora so che se voglio cercare un po’ di nonna, la posso trovare non solo nella credenza della cucina ma anche nel reparto frigo del supermercato.
E mi è venuta voglia di andare a fare spesa...

sabato 8 dicembre 2012

Vaffanbagno... Io ci provo

Avere una figlia che ha compiuto otto anni mi permette di poter coltivare in casa uno spazio mio, ogni tanto.
Non dico tanto… dico: dieci minuti al giorno di quelli a nostra disposizione.
Correggo.
Avere una figlia che ha compiuto otto anni mi preserva dall’idea di poter avere in casa uno spazio mio, ogni tanto.

Da poco tempo a questa parte ho deciso che se devo andare in bagno… mi chiudo a chiave.
Conquisto uno spazio d'autonomia, poco importa se quei dieci minuti che mi dedico finiscono quasi sempre nel cesso di casa.
Chiedo Privacy, come ogni tanto fa lei con me quando parto ad insinuare simpatie tra i banchi di scuola.
E pretendo Privacy tra le ceramiche del bagno, è così difficile concedermela?
Oggi ho deciso di fare la doccia, simpatica e quasi tenera l’espressione Deciso di fare la doccia.
Solo una mamma può capire quanto - in quella decisione - ci sia una vera e propria conquista culturale!
Sofficina avvisata, catatonica sulle pubblicità natalizie con taccuino alla mano.
Via libera.
È bastato il clunk della porta e la chiave sulla serratura per sentire il calore del suo corpo sulla porta stessa e lei già interrogativa Perché ti sei chiusa a chiave?
Mia madre mi ha insegnato che a certi Perché non si deve rispondere Mai… perché ne generano inevitabilmente altri a ruota.
Infatti sbaglio con Perché devo fare la doccia.
Evito di dilungarmi sull'interrogatorio a cui sono stata sottoposta, tale da farmi gelare fuori dalla doccia, far girare il foglio del calendario oltre che farmi pentire di questa insana e folle voglia di pulizia.
Sembro convincerla dicendole Vai a vedere la tv, così poi mi racconti cosa combinano quelle matte di Non può essere…
Ma non mi avevi detto che non potevo più vederle
 perché non sono adatte?
Per i prossimi dieci minuti lo diventano…
Di necessità virtù e parto con la doccia più calda del mondo che scioglie via tutti i pensieri.
Passano pochi minuti di pace dei sensi quando la sento incalzare Quanto ti manca?
Mi sto lavando i capelli…
Non ti ho chiesto cosa stai facendo, ti ho chiesto quanto ti manca…
Io amo mia figlia.
La amo in questa declinazione Carogna & Company che ogni tanto s’impossessa del suo corpo spodestando la Sofficina edulcorata.
Mi stringo la mano da sola e accelero… Dadan… pronta!
Sotto la porta trovo 4 fogli del taccuino, spinti dalle sue dolci manine e sui quali ha fatto un bellissimo esercizio di calligrafia sciorinando un elenco della spesa infinito dal sapore natalizio.
Apro la porta senza pensare al rischio di svenire - visto il microclima creato in bagno - e chiedo Ma non avevamo già fatto la lettera a Babbo Natale a cui, ti ricordo, non credi più da qualche anno?
Sì mammina…
eccola, tornata in modalità Mò ti frego.
Ero così fiera di quella letterina così giudiziosa, così in linea con la crisi economica, così attenta alla sua istruzione e crescita, così carica di buoni propositi e così maledettamente falsa!
Falsa come Giuda!
E lei ride…
Ora mi chiede l’impossibile e l’inutile, il costoso e l’ingombrante… so che faremo la stessa fine quando parleremo di fidanzati e poi mi porterà a casa il primo esemplare di mostro a due teste.
Allora lì, forse, rivendicherò quella Privacy e la chiuderò in bagno!!!

lunedì 3 dicembre 2012

Cari estinti vi scrivo, così mi distraggo un po’

Accompagnare due ottenni alle prese con i problemi esistenziali e preormonali al Museo di Storia Naturale  è impegnativo, ma mai quanto immaginare di riaccompagnarle tra qualche anno quando i problemi saranno sempre esistenziali ma con il carico ormonale.
Quindi tutto sommato queste uscite vanno bene. Anzi: strabene, per utilizzare un linguaggio giovane!
Andiamo al Museo con l’equipaggio quasi al completo: insieme l’amica mamma, l’amica compagna di classe e l’amico fratello maggiore.
Stiamo bene insieme e cerchiamo di condividere il più possibile perché insieme ci sentiamo una simpatica squadra vincente.
Buffi, da fuori siamo sicuramente buffi ma ci sentiamo i più fighi.
Una banda di supereroi da strapazzo con il superpotere della ridarola.
L’amico fratello maggiore già in metropolitana ha le idee piuttosto chiare Ancora al museo di Storia Naturale? Ma che ppppaaaaalllllllll….
La vita del fratello maggiore in queste circostanze deve essere piuttosto tediosa.
L’amica compagna di classe di contro risponde Ma perché deve venire sempre anche lui? Ma che pppppaaaaalllll….
Ma l’amico fratello maggiore è quello che si riesce a gestire e soddisfare con più facilità.
Basta un giochino elettronico per fargli dimenticare chi siamo e dove stiamo andando: Figo.
L’amica compagna di classe e Sofficina invece sono le meno prevedibili e le più impegnative.
L’amica compagna di classe è campionessa mondiale di parlantina con gli sconosciuti.
Riesce ad entrare ed uscire dalla vita di un passante con la stessa elasticità di uno yo-yo.
Il tempo di dieci fermate di metropolitana e già elargisce consigli esistenziali alla padrona dei due cagnolini smilzi, all’anziana che probabilmente non sa neanche che la metropolitana viaggia sottoterra, alle ragazzine che si atteggiano a Miss adattando lo spirito morto del vagone a passerella glitter fashion.
Lei è la numero uno e Sofficina è un’ottima spalla.
Arriviamo al Museo.
L’amico fratello maggiore realizza e ripete: Ma che pppppppaaaaalllllll….
Il fatto di non pagare all’ingresso perché è la festa dei 18 anni del Museo li rende euforici, già pensano a cosa potranno comprare con i soldi risparmiati del biglietto.
Così gira l’economia.
Entriamo e… Giochi e merendine per tutti! Yuppiiiiiii
Bello, bellissimo davvero… Ma grazie, saremmo venuti per vedere i dinosauri.
E invece no: siamo ufficialmente entrati nella ludoteca preistorica di Milano.
A Sofficina e all’amica compagna di classe parte l’embolo dei laboratori.
Alla domanda Ma bambine i dinosauri? Poteva seguire solo la risposta …Chissene!
Figuriamoci all’amico fratello maggiore.
Figuriamoci a noi mamme!
Ritirando fuori il giochino elettronico risolviamo il problema della noia del maggiore.
Il sangue del mio sangue invece non riesce a staccare e lasciarsi andare al gioco ludico per concedersi al non pensiero: dove mi posiziono sarà fondamentale per la riuscita stessa del suo impegno durante il laboratorio.
Impegnativo.
Passano le ore… Chissà come sono passate le ere geologiche.
Io e l’amica mamma passeggiamo tramortite per le sale del Mausoleo con la stessa voglia di un uomo che accompagna la moglie in corso Buenos Aires il primo giorno dei saldi.
Le due ottenni al richiamo del custode Sta per chiudere il Museo alzano per la prima volta lo sguardo e si accorgono che WoooooooW…
Innamorate perse!
E altro che estinti… guarda qui che bei ragazzoni!

domenica 25 novembre 2012

Ogni benedetta domenica

Mi piacciono le nostre facce stropicciate del mattino.
Gli occhi gonfi, le espressioni da beoni, il capello che è sconfusionato anche quando non c'è.
Il pigiama che non ha mai la forma e la misura della sera precedente, ma è pronto a rinnovarsi in pochi istanti.
…E lo sbadiglio più lungo del mondo. Lo adoro!

Mi piace il tepore sotto le coperte in questa stagione e il Brrrrr al pensiero di allontanarle.
Mi piacciono le pieghe del cuscino sulla faccia.
Mi piace l'aria un po' incazzata alla prima luce di una tapparella che si alza, ma che basta un Buongiorno perché la giornata stessa s’illumini.

Mi piace quando il risveglio si anima con le nostre cuscinate, intanto poi le prendo sempre io.
Mi piace l'espressione catatonica davanti ad una tavola preparata a colazione: la scelta tra mille possibilità tutte le mattine per poi ricadere sempre sui consolanti biscotti secchi.
Non troppo dolci, non troppo pesanti ma che sanno di casa.

Mi piace il silenzio, che non è imbarazzo, ma è semplicemente: Non sono ancora connessa, non ho ancora parole, non ho ancora idee, non so ancora perché sono al mondo ma tranquilla mi ricordo che io sono tua madre e tu mia figlia, non ho ancora niente da condividere ma tra un attimo ci sono. Tu fatti ancora un secondo i tuoi che i mi faccio i miei e arrivo. Promesso!
E la promessa la rinnoviamo sempre.

Mi piace il risveglio rallentato del fine settimana a cui, soprattutto in questo periodo, non riesco a rinunciare.
Mi piace il suo slancio e gli interrogativi infiniti sul Cosa faremo oggi… che sì saranno i compiti, che sì saranno i cuginetti, che sì sarà quel che sarà ma lo faremo insieme.
Mi piace la nostra tranquillità che da fuori può sembrare perdita di tempo ma Chissene come insegna Sofficina.

La domenica mi ricorda sempre che c’è un tempo per tutto ma soprattutto per noi.

ps. oggi museo di storia naturale e saltiamo una delle 'domeniche insieme' del catechismo... non ce ne vorrà il Don, ma andiamo a far visita ai cari estinti :-)

mercoledì 14 novembre 2012

Fine del mondo: istruzioni per l’uso

Sono una ritardataria nata ma, vista l’occasione, mi preparo con anticipo.
Ma non alla fine del mondo, di quello poco mi interesso.
Mi preparo a dover rispondere alle domande e ai pensieri che - prima o poi - attraverseranno il mondo di Sofficina e con lei, le sue paure.
So che tra poco partirà il conto alla rovescia tra i cuginetti sovraeccitati all’idea del WooooW!, tra i banchi di scuola, tra una pubblicità e l’altra di un programma per ragazzi, al telegiornale e magari - ciliegina sulla torta - partiranno tutta una serie di feste per la fine del mondo e vai a spiegarle che cosa c’è da festeggiare!
Ho sempre cercato di preservarla da questa storia, perché i miei Ma non è vero dai so che poi interiormente se li vive diversamente, mi costa fatica la sua sofferenza in generale, soprattutto se può essere evitata.
L'ho spostata e ora l'aspetto al varco ma preparata.
Ha pianto e si è sognata per un anno il piccione con una zampetta sola che attraversava sfacchinato la strada… Cosa si può innescare con le parole Fine del mondo?
Un po’ come la storia di Babbo Natale ma alla rovescia.
Tu cerchi per tutto l’anno di ricattarla con Ti sta guardando Babbo Natale e poi ti distrai un secondo al parchetto e – trac – l’amichetto dell’amichetto con un solo movimento di sopracciglio, distrugge il lavoro di anni e la visione olistica di un’inguaribile sognatrice di otto anni!
E ti tocca giustificare bugie a fin di bene, spiegare l’ovvio e trovare un’altra scusa per ricattarla!
Fatica appunto!

Innanzitutto: sappiamo A che ora è la fine del mondo? Mi pare di no. Ligabue si è fatto portavoce in terra e la risposta è forse da leggere tra le righe del tormentone da hit pazzesco.
Chiarezza, uomini Maya: chiarezza, non chiedo concretezza ma chiarezza, signori.
Ho una figlia di otto anni, non un calcolatore elettronico.
Alla prima ansia arrivo preparata con Non si sa a che ora… All’innesco bomba della successiva E quindi? me la cavo con Ce ne stiamo insieme tutto il giorno, che ha il suo perché e carica sempre d’entusiasmo.
A quel punto rischio solo che sposi la causa con uno dei suoi meravigliosi Yuppi!
Ma se fa bene a non agitarla, ben venga.
Alla probabile E se è un giorno di scuola? mi preparo con anticipo controllando sul calendario… È venerdì, starai a casa e se siamo fortunati il lunedì dopo faccio giustifica.
E se devo fare giustifica giuro che ce la incorniciamo nel nostro baule dei ricordi.
Il bagaglio dei perché più grossi da gestire saranno dalla domanda: Perché deve finire? Passando per Chi sono i Maya e perché vogliono che finisca il mondo? Per continuare con Dove andiamo a finire? E una serie di altre pugnalate che ‘anche no’.
Ricapitolando:
1. Sdrammatizzerò.
2. Mi Wikipedizzerò così da raccontargliela su chi sono i Maya tenendo sempre a mente il punto 1.
3. Mi munirò di un kit di infinita pazienza.
In un verso o nell'altro, vivremo un momento storico pazzesco.
Questo le spiegherò.
Ma soprattutto: sai che ridere il 22 quando ce la raccontiamo su?

sabato 10 novembre 2012

La casa dei fantasmi


Ognuno di noi ha un posto segreto, dove far convogliare pensieri, cianfrusaglie, immaginazione.
Non deve essere per forza reale ma si caratterizza per il fatto che è tuo, solo tuo, dolcemente tuo.
È uno spazio straordinariamente non condivisibile che ti rende, con le dovute proporzioni, persona onnipotente.

Poi ci sono i posti segreti dei bambini…
Nel linguaggio bambinese l’espressione Ti ho detto che è in un posto segreto ha significati plurimi, ma un’unica certezza: dimentica quell’oggetto cancellandolo dalla memoria delle ‘cose di casa’, dimentica quel braccialetto a cui tenevi tanto e che non mettevi per la paura di rovinarlo ma che piccina… te lo chiede per giocare e tu che fai: non glielo lasci, oh madre ingrata? Oppure cestina lo scontrino, anche se non dovesse andare bene quel gioco o quel vestito che ha appena ricevuto e che è finito nel dimenticatoio, non avrai mai più occasione per riportarlo indietro: cambierà gestione il negozio, liquiderà, fallirà, diventerà un supermercato gestito da cinesi… succederà tutto questo ed altro ancora e tu avrai sempre nel portafogli quello scontrino della speranza!
Dimentica…
Dimentica, come la canzone di Tiziano Ferro, che diventa un buon mantra e fa da colonna sonora alla quotidianità di una mamma.
Dimentica altrimenti impazzisci (spiegateci questo al corso preparto!)

Ogni volta che chiedo a Sofficina perché ha nascosto qualcosa, la sua difesa parte da un ragionamento egocentrico È mio e guai a chi me lo tocca fino ad arrivare al più sincero e modesto Sono stata così brava a nasconderlo, che manco mi ricordo dove l’ho messo! Scusa mammina, era importante?

C’è da dire che quelle manine minuscole sono capaci di insinuarsi negli angoli più impensati.
Ci sono cose che spariscono e solo un trasloco è in grado di ridar loro senso e vita, se nel frattempo non sono diventate fossili.

Mio malgrado e nonostante gli OOOOmmmmmhhh che spesso mi accompagnano, devo dire che l'esperienza Prendi e Perdi mi ha insegnato molto.
Dacché sono madre, infatti, gli oggetti hanno un po’ perso il loro valore.
Che non vuol dire che io non li apprezzi più o che non dia a Sofficina il senso della cura e l'importanza di qualcosa, ma che mi difendo - affezionandomi meno – e preparandomi ad un separazione repentina.

Poi la sera spegni la luce, chiudi gli occhi e senti delle presenze... sono i fantasmi de Ti ho detto che è in un posto segreto... tu non li vedi, ma ci sono!

lunedì 5 novembre 2012

Da grande voglio fare la vetrinaia. Anzi no. No, va beh sì.

Avere molte idee ma confuse sembra essere una tara di famiglia.
Il nostro dna ha probabilmente superato la revisione con il compiacimento di qualcuno, me ne convinco ogni qualvolta tiro fuori delle banconote dal portafogli e d’istinto mi viene da allungarle sottobanco alla cassiera.
Comunque.
Mai chiedere ad un bambino cosa farà da grande.
O meglio: chiedere ma non insistere.
O meglio ancora: chiedere, per la curiosità delle risposte che daranno colore al loro mondo di fantasia e chiedere per lo stimolo che la domanda può offrire nella sua rielaborazione.
Ma non a mia figlia, grazie.
Ho scolpito nella memoria dei nostri ricordi il giorno della consegna del diploma di remigino.
Capelli in disordine nonostante codini, mollette, cerchietto e Madonna santa non mi costringere a metterti la lacca a cinque anni!
Occhi enormi da cerbiatto ad incantare ma nello stesso tempo anche ad analizzare la situazione.
La domanda arriva dritta, insieme al microfono: E tu cosa farai da grande?
Sempre nella memoria dei nostri ricordi, ho fatto anche uno stamp della mia espressione atea sulla sua risposta.
Dopo gelatai e poliziotti, maestre e ballerine, Sofficina si identificò in: la vetrinaia.
Porca muffa... Cos’è che vuoi fare da grande?
In vetrinaia si specchiavano i suoi sogni e le sue ambizioni e, in nome di quella professione futura e astratta, io non ero in grado di apprezzare il sudore che l’avrebbe portata fino a lì.
Terminata la cerimonia di consegna del diploma, lei ha iniziato a fissarmi dal primo gradino del palco ed è arrivata tra le mie braccia con il ripensamento già pronto sotto la mia ascella: Adesso che l’ho detto, lo devo fare per forza?
Ma no amore, certo che no. Dimmi solo con chi l’hai vista la vetrinaia e non ne parliamo più!
La vetrinaia mamma è perché voglio curare gli animali, è per questo che l’ho detto... ma posso cambiare idea?
Tu puoi tutto amore, anche cambiare il vocabolario.

Oggi giorno da quel giorno scopre il suo lavoro: si assume e si licenzia ad una rapidità invidiabile e senza tanti ripensamenti; volendo capire, volendo sapere, volendo identificarsi per poi distinguersi.
Troverà anche lei la sua strada e, in barba alla crisi, al momento ha un curriculum di tutto rispetto anche se dai colori un po' troppo sgargianti.

ps. Io punto su cucinaia perché gli ingredienti li capisco ma vediamo come va domani, ma soprattutto dopodomani 

lunedì 29 ottobre 2012

I’m a Barbie girl, in a Hippy World

Sono terza di quattro fratelli e non so cosa voglia dire giocare da sola.
Non mi manca fantasia ma credo che non saprei neanche organizzarmi ora, verità per verità.
Il punto di domanda è il simbolo grafico che più si avvicina all’espressione del mio viso pensando al mondo del ‘gioco in solitaria’ e un grosso MMMMAHHHH invade e da voce al quadretto che ha come iperlink Chissà che gran divertimento!
A casa nostra sono girati tutti, ma proprio tutti, i giochi in scatola che pensare di brevettarli per figli unici mi da tristezza nel cuore.
Sofficina, di contro, è figlia unica... quindi, pensavo, ufficialmente spacciata!
In realtà, nella maggior parte delle occasioni, mi sono prestata - con piacere e dovizia - a tessere insieme a lei braccialetti con perline, collane con perline, anelli con perline, perline con perline.
A scoprire se Ha gli occhi marroni? Dai mamma indovina che è Lucie, a Si apre solo per chiudere  - mai capito perché - e sempre con le carte a fare castelli sul tavolo della cucina che Vai a sapere come facevano a stare su quelle di mio padre, maledizione.

Il dramma di essere adulto con un bambino solingo che gira per casa è capire Cosa ti va di fare ma soprattutto quando ti andrà di farlo da solo... solo solo!
Da poco, devo dire davvero poco, lei ha iniziato a sbrigarsela con tanto di Per cortesia puoi uscire dalla stanza? Non mi stavi ascoltando, vero? Umh… dai non guardare. Sto giocando, non dicevo davvero quella cosa che hai sentito…
E quindi spesso la osservo di straforo.
Il suo gioco preferito è con le Barbie, o meglio: con la comunità Hippy di Barbie che ha creato.
All’attivo convivono: 6 Barbie, 2 Ken, 1 camper, 1 maggiolone coupé cabriolet, 1 scooter, 1 pony, 1 casa che ho fatto sparire presto e una serie infinita di paciocchini - tutti gemelli naturali di queste femmine dalla vita invidiabile - e una fattoria di cuccioli cerca amici da crescere… Un mondo Hippy ma con un taglio fighetto milanese, aperitivo e Bella lì!
Spesso il gioco finisce quando ha tirato fuori e disposto in ordine tutti i protagonisti perchè È ora di andare a letto, figlia mia la volta prossima fai selezione all’ingresso!
A volte mi chiede al mattino di poter portare in macchina 2 Barbie perché deve finire un discorso iniziato la sera prima.
Ora rarissime volte mi chiede di giocare con lei: devo tenere 1 Ken e le altre 5 Barbie, mentre lei gioca con LA Barbie di cui ovviamente il MIO Ken è perdutamente innamorato, anche se le altre MIE 5 Barbie - che tengo tutte in una mano a far mazzetto - cercano in ogni modo di distrarlo dall’amore plastico della sua vita. Una fatica marcia!
In tante occasioni, capendo il mio spudorato interesse ad entrare di forza nelle sue dinamiche di gioco, muove tutti i personaggi senza aprire bocca, perché c’è da dire che quando gioco con lei non le piace mai quello che dico, come lo dico, trovandosi costretta a dovermi imboccare lei stessa parole e a stufarsi facilmente.
Ma la cosa che mi interessa ora - più dei fili che si fanno sempre più fitti, amorosi e annodati quando 6 Barbie continuano ad incontrare gli stessi 2 pallosissimi Ken - è capire perché compriamo la Barbie sposa, la Barbie ballerina, la Barbie mamma, la Barbie Lo sa solo il cavolo cosa s’inventerà la Mattel domani e appena varcano la porta della stanza vengono private dei loro effetti personali e, il più delle volte, sottratte dei quintali di capelli platino che solo una donna di plastica può avere.

ps. ma comunque… che bello leggere il suo mondo di solitaria ma fervida fantasia.

giovedì 25 ottobre 2012

A tutto sprint

C'é qualcosa di straordinariamente equipollente a tratti surreale nel discutere ogni sera con Sofficina perché é ora di andare a letto e lei non ha ancora sonno e con gli stessi toni svegliarsi ogni mattina e riprendere la discussione perché è ora di alzarsi dal letto e lei ha ancora sonno...
Il cammino di Santiago di Compostela
 è una passeggiata di salute a confronto dei nostri rituali serali... e la mattina, quando suona la sveglia, l’incubo non è più alzarmi-spegnerla-svegliarmi ma è spegnerla e sperare di riuscire a svegliarla!

E parla una che, antecedentemente al suo personale anno '0', i sabati e le domeniche prima delle 13 non sapeva di esistere al mondo.
E parla una che non ricorda un film in seconda serata, se non nella comodità delle poltrone del cinema dove sprofondare per pisolare.

Mi sento un giradischi rotto che gira sempre sulle stesse note, gracchianti e stonate.
Mi sento di vivere un incubo da cui non mi risveglio mai.
Mi sento di sottopormi a una fatica disumana.
Mi sento che ohhhh ma mi senti?

Io la fatica di mia madre non la ricordo.
Forse perché era la sua di madre e non la mia di figlia.
Non mi ricordo tanto bisogno di contrattazione, tanta preghiera, tanti Su - dai - vai - forza - vedrai che bella nanna ti aspetta - guarda il sole - è giorno - è notte - buongiorno amoreeeee - buonanotte e sogni d'oro… io ricordo un rumore unico, sordo e violento dritto al cuore: VRUUUUM!
ore 07.05 - era lei che tirava su la tapparella della camera con un braccio e con un'unica mandata.
Tapparella vigliacca! 
Cascasse il mondo, alle 07.05 dovevamo essere tutti in piedi, sabati e domeniche compresi.
La mia sveglia era la sua corda che sfregava sulla struttura metallica vibrando nel cassone... VRUUUUM!
Lo stesso per andare a dormire: tapparella a scendere sulla nostra voglia di giocare e un semplice A letto ragazzi, accompagnato dalla buonanotte e da un bacio.
Minimo sforzo, massimo risultato.
Così doveva essere anche per me.
Sarà certo anche colpa dei vizi e dei miei va bene dai ancora 5 minutini che non sono mai 5, ma che si prenda la sua parte di responsabilità anche la tecnologia e sto maledetto motorino elettrico delle tapparelle di casa che, pagato oro per la comodità dell'effetto sordina-risveglio-edulcorato-assicurato, al nostro inizio e alla nostra fine giornata manca sempre quel tocco di energia.

giovedì 18 ottobre 2012

Di madre sadica

Sei cattiva sembra essere entrato di prepotenza nel vocabolario di Sofficina.
Andiamo dalla zia? - No, non è a casa - Sei cattiva
È ora di dormire - Sei cattiva
Andiamo da Toys? – Sei catt… Siiii un regalino – Scherzavo – Sei cattiva
Se il suo cervello funzionasse a tag, sicuramente sei cattiva ricoprirebbe lo spazio dell’emisfero destro andando ad assicurarsi il premio Creatività.

Ma perché Sofficina?

Sta cosa che le devo chiedere sempre spiegazioni deve finire: è una bambina ed è giusto che tiri fuori la sua rabbia, sono una mamma ed è giusto che... che lei mi dia della cattiva a prescindere.

La mia di mamma, invece, da piccoli l’avevamo ribattezzata amorevolmente Adolf.
Ci ha cresciuti a Vieni, vieni che ti faccio sentire le formichine sulle braccia (le sue sorelle uguali… una casa degli orrori gestita dalle Spice Girls).
Io le avrei fatto vedere, ogni volta che strizzava con le sue manone le mie braccine rachitiche, i brividi che ripercorrevano i peli della mia schiena dall’ultima vertebra alla prima fino ad arrivare ai nervi facciali!

Quando la sento, come oggi energica nella voce, puntare su un tono aspramente dolce 
 e intonare Sofficiiiina. Vieni, vieni che ti faccio sentire le formichine sulle braccia … mi srotolo dal divano dove ho trovato giaciglio e pensato finalmente casa!, salto il tavolo antico che in mezzo al salotto non c’è mai stato bene, scivolo sul tappeto e mi frappongo tra la vittima inconsapevole ed il carnefice.
Che a quel punto mi guarda e incalza: Ma allora ti piaceva? Vieni, vieni Sofficina a vedere che faccio sentire le formichine sulle braccia della mamma.
E guardo la mia bimba, poi la mia mamma e  l’unica cosa che riesco a sussurrarle è Sei cattiva!

domenica 14 ottobre 2012

Vedessi i pesci rossi, nel loro piccolo, come s'incazzano!

Suo padre le ha comprato un cane, un cucciolo meraviglioso di Golden Retriver.È tornata a casa e da me vuole un gatto!Non ora è la frase che ho memorizzato negli anni da chi mi ha preceduto nell’amaro compito dei ‘no a prescindere’ e a cui cerco di ispirarmi - più o meno consapevolmente e più o meno facendo danni - dacchè ho tirato fuori dal cilindro magico una figlia.
E so anche che non ora non è una risposta facilmente accessibile a chi supera abbondantemente l’altezza del tuo ombelico, dimentico di quell'autorità - data da un sottile cordone - che l’ha nutrita per mesi senza fargli mai saltare un pasto.
Sdoganalo anche in non è il momento ma la ciccia non cambia: “E quando allora?”
Giusto: quando?
Il mio no perentorio ci guida direttamente alla Viridea. Obiettivo: acquisto di un pesciolino rosso.
Poveri pesciolini rossi...
Presi per compensare un capriccio.
Guardati con entusiasmo fino all’arrivo in cassa.
Strapazzati forzosamente nel primo trasbordo nella casetta nuova.
Dimenticati dai giovani proprietari dopo poche ore.
Declassati ad animali da compagnia di serie B senza lode e senza infamia!

Da uno sono diventati due, uno arancione e uno nero. Dice che si faranno compagnia.
Scelti con cura tra mille in un grosso acquario.
Battezzati fuori dall'acqua: Lilla (l’arancione) e Viola (il nero), imponendo così natura femminile e un arcobaleno di colori in camera.
Io avrei dato loro nomi maschili più categorici: Penultimo e Ultimo.
Ma anche stavolta ha vinto lei.
A casa dopo pochi giorni il verdetto: stitiche.
La natura le ha fatte anche un po' stitiche. Ci mancava questo pensiero.
La ricerca su Google mi illumina: s'intoppa la vescica natatoria con il mangime secco... di già? Ma anche: embè?
Una volta alla settimana cucino per loro verdura lessa, possibilmente a foglia larga.
Figlia di cultura meridionale, abbondo con le porzioni.
Non so come andrà a finire ma mangiano (e ora 'non solo').
Ormai l'alchimia si è creata. Equilibrio intestinale raggiunto, sassolini colorati sul fondo a dar loro brio e sicurezza, piantina fissa per i giochi acquatici e cure quotidiane.
Ebbene sì, lei è diversa dagli altri e guai per le sue pescioline.
Per tenerle in forma e sempre pulite, Sofficina ogni mattina cambia loro l’acqua e le addestra al cibo… trasformando il bagno di casa nel delfinario di Riccione: Bacino / Mangime – Bacino / Mangime.
In un’altra vita probabile che lei sia stata Pavlov e se la ridacchia sempre quando lo insinuo (chissà chi immagina che sia).
Ma se fosse davvero così, come faccio a capire se i pesci producono salivazione al suono della sveglia? 

sabato 13 ottobre 2012

Due cuori per la pallavolo

Sofficina per la prima volta esprime con convinzione la voglia di muovere i muscoli del suo corpo in maniera volontaria… rischiando sudori, lividi e scontri terrestri.
Ma soprattutto: rischiando di avere sete e chiedermi la borraccina dell’acqua.
Sì, perchè mamma ho sete è una delle frasi che sogno di notte visto il suo scarso interesse per l’idratazione del proprio corpo.
Tutta questa iperattività mi galvanizza.
Teatro-danza ero convintissima che le sarebbe piaciuto. Tradotto: le poche lezioni che ha fatto sono piaciute molto, ma solo a me e alla sua insegnante.
Piscina era convintissimo che le sarebbe piaciuta. Tradotto: suo padre era certo e lo è ancora oggi, che la piscina sia lo sport ideale per crescere un corpo sano.
Al pronto soccorso dermatologico, col sue le braccia color fuoco, ci hanno sconsigliato il cloro quando si soffre di dermatite atopica.
Sentirsi mostri, quando si è genitori, è un attimo.

Perché sì… che faccia quello che le piace è importante… ma non l’ho mai sposato fino in fondo.
Spronarla è stata sempre un po’ una missione vista la sua pigrizia a tratti imbarazzante.
Ad ogni ti piacerebbe è sempre seguito un ma tu dove sei mentre io faccio quella cosa? E se il raggio d’azione era ostacolato da vetri, pareti o possibili altri genitori… seguiva un sincero e non tanto laconico no, non mi piacerebbe ma grazie lo stesso per l’opportunità che mi dai, mamma bella.

Dopo una lunghissima estate al ritmo di beach volley, è tornata a casa convintissima: la pallavolo sarà il suo sport e sarà anche quello dell'amichetta del cuore che ancora non lo sa ma che - quando lo saprà - potrà solo dire anch’ioooo!
I miei fallimenti sportivi anticipano una preoccupazione: accompagnerò Sofficina agli allenamenti con la stessa carica di una mamma frustrata che porta la figlia al casting delle Veline?
Non che fossi particolarmente negata… ho sentito solo sbagliato l'approccio: "da domani vai a pallavolo al posto di tua sorella che si è rotta malleolo e perone, perché ormai io e tua madre abbiamo pagato la retta".

Risultato... I primi due allenamenti di Sofficina li ho passati a bordo campo a dare consigli da allenatore esperto, arbitro imparziale, atleta di categoria.
Le allenatrici di mia figlia hanno 19 anni.
Un vocabolario ed esperienze di vita diverse dalle mie.
Ma la mia esperienza di 'una volta sono stata anche io diciannovenne e guarda caso allenavo pure', sono lascia scampo alle espressioni del viso... e ho come la sensazione che un paio di meritatissimi si faccia i c***i sua me li sono già presi.

venerdì 12 ottobre 2012

Natale con i tuoi, compleanno con chi vuoi

Alla prima lezione di armonizzazione corporea segue la prima festa di compleanno.
Ad un'ora di esplorazione dei sensi segue un'ora di nonsense.
Musica contro urla.
Costruzione contro distruzione.
Ma al primo invito per una festa di compleanno non si può dire no.
Se poi è da Meg Donag... eh, dai mamma.
Un angolo riservato, due tavoli, uno scivolo tubolare, scatole di happy meal, scarpe sul tappeto, pacchi, pacchetti e pacchettini.
E loro urlanti.
Maledettamente urlanti.
Selezionati al concorso 'Antipatia portami via'.
Drammaticamente uniti nello sforzo di rendere il momento di festa, una fotografia riuscita di spalle.
Tutti canterini,peccato però ognuno con un motivo e tono diverso.
Ma il coro dell'Antoniano si unisce al momento dello spacchettamento che, da che mondo e mondo, è quello più eccitante per il festeggiato di turno.
Parte la canzone 'Straccia la carta', che nel titolo restituisce sense al nonsense.
Le gemelle cantano più degli altri (che poi una urli: silenzio che a mia sorella date fastidio... e la sorella effettivamente dimostri disappunto cercando di scavalcare le altre voci mi fa venire i brividi).
Sparisce la festeggiata. L'emozione gioca un brutto scherzo: scappa pipì, non c'è regalo che tenga.

Tornano con straccia la carta, che - nella sua estenuante perpetuazione - strazia anche i genitori che li han partoriti.
Lei torna, parte il coro dei tanti auguri che poi continua nella versione èppibordeituiu perchè non vogliamo farci mancare il momento internazionalpopolare.
Commozione.
Silenzio.
Candeline soffiate.
Candeline risoffiate perchè il flash non è scattato e per cortesia ridi-soffia-guardami-e-non-fare-quella-faccia-con-tutto-quello-che-ho-speso.
Buio.
Stracciamento completato, pazienza ai minimi termini.
Vince il mondo di Hello Kitty.
Segue abbigliamento nello stile ti dico io come vestir tua figlia.
Solo un libro, ma la festeggiata ci guarda e non ci sorride.
Festa finita.
Tutti a casa.
Happy End

lunedì 8 ottobre 2012

E se la Madonna avesse bluffato?

Studio storia con mia figlia.
Lei ha 8 anni e non è per niente una tabula rasa.
Legge, mi guarda e mi dice: “…e perché?” con vero e proprio scetticismo metodologico.
In scienze le hanno insegnato che sin da piccoli siamo tutti scienziati coi nostri perché; io ora faccio una fatica mostruosa a farle capire che stiamo facendo storia e tutti i suoi dubbi e la sua curiosità iniziano ad urtarmi.
Non può diffidare dalla prima riga, della prima frase, della prima pagina, del suo primo sussidiario: “la nascita rappresenta l’inizio della storia di ciascun individuo”.
“E perché?”
…Cosa vuol dire: e perché?
È così: leggi, capisci e se non afferri, fatti entrare in testa o memorizza il concetto come dato di fatto.
Diamine, si può sudare così tanto in una tiepida giornata autunnale?
“E allora quando sono in pancia non esiste la mia storia?”
…no, ma certo che esiste…
“E allora quando sono nel cielo e guardo giù e decido che sei tu la mia mamma… non esiste la mia storia?”
…umh…
“E perché?”
Trovo nei vestiti delle Barbie l'alibi per tutto: guarda che carino questo.
Lei si accende e io svio, sapendo che sto solo posticipando il conflitto.
Dicevo la storia.
La storia è fatta di guerre e di conquiste e so che la nostra sarà tosta.


Seconda pagina di storia… una freccia percorre orizzontalmente il foglio e so che presto arriverà a trafiggermi.
Lei ha già il sopracciglio arcuato e dalla stessa parte la gota si taglia accennando ad un sorriso ironico.
“Gli avvenimenti dell’umanità e del mondo non si possono misurare in secondi, minuti, ore, mesi, anni”…
Ora.
Mia figlia ha otto anni: guarda il telegiornale, i telefilm da ragazzini, adora i Robinson e i Jefferson. Ma vogliamo non farle perdere tempo e arrivare al sodo?
“La storia dell’umanità si misura in secoli e millenni. I secoli si calcolano da un punto stabilito: la nascita di Gesù”.
Faccio esercizi di iperventilazione e ormai sudo freddo mentre lei ha entrambe le sopracciglia arcuate verso il centro della fronte e guarda questa freccia con il trattino rosso e il numero 0.
“Quindi Gesù è nato qui? E perché?”
...umh... Amore, non esattamente sul trattino della freccia. È un esempio.
Ti dice qui il libro per farti capire che prima e dopo è successo qualcosa. Che non è che il mondo nasce con la nascita di Gesù,
il figlio di Dio. Ok? “No mamma”
Come no? “No mamma, Gesù è figlio di Giuseppe il falegname”
Umh… Amore fidati: Dio è il padre di Gesù.
“No mamma, me l’hanno detto a scuola: Giuseppe è il padre di Gesù. Dio al limite sarà suo zio”.

E mi viene un dubbio…
E se la Madonna avesse bluffato?
Perché io devo faticare così tanto per spiegare sta freccia a mia figlia?
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