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mercoledì 6 marzo 2013

194. Provare per credere

Sono stata mamma anche nella scelta di non mettere al mondo un figlio.
Forse è colpa dell’influenza che mi gira addosso in questi giorni o della disillusione primaverile capace solo di restituirmi sfumature di grigio.
O forse è merito di una bella telefonata con un’amica speciale che ha riportato avanti un ricordo insieme al potere assoluto di una musica in particolare - arrivata oggi, forse non così a caso – che è andata a toccare subito quelle corde.


Il titolo di questo post è volutamente provocatorio, ma non cattivo; anche nella malasorte non ne sono capace.
Fine estate 2007, mi accingo ad un’ecografia alla 22ima settimana.
Per le esperte della rotella ginecologica, sono quasi fuori tempo massimo per la morfologica.
Fiocco azzurro, è in arrivo il fratellino di Sofia.
La visita porta la peggiore delle notizie: il bimbo ha una malformazione cardiaca incompatibile con la vita, operabile ma con una serie di punti di domanda e di verbi al condizionale che non sto a raccontare perché, anche solo provandoci, ne tralascerei la maggior parte.
Sta di fatto che ci troviamo di fronte ad una decisione, più alta di una montagna e più profonda del mare.
La decisione.
A fine estate 2007 ho firmato i documenti previsti dalla legge 194 per abortire e nel giro di pochi giorni ho partorito un bambino che non è mai nato.
Il gelo.
Dentro e fuori.

Nell’impossibilità di comprendere un evento o una scelta del genere, quando mi trovo a spiegare questa parte così delicata e importante della mia vita, dico che mi sono sentita di fare una scelta d’amore.
Punto.
A ognuno poi il suo pensiero.
La provocazione nel titolo di questo post forse la rivolgo un po’ all’uomo, inteso come genere maschile.
Ricordo che in quel periodo, Giuliano Ferrara portava avanti una lista ‘pro life’ e, toccata sia negli ormoni che nella ferita più profonda, provavo vera rabbia nei suoi confronti e davanti alla televisione gli ripetevo come se ascoltasse Taci se non puoi capire o cerca di capire che devi tacere. La Natura stessa non te lo permette.
Taci.
Io so che è e sarà sempre un argomento di discussione, in eterno.
Io so che è e sarà sempre un pezzo della mia vita, in eterno.
Apprezzo più la sincerità di quelle formule quasi stereotipate di risposta tipo Devi trovartici dentro per capire cosa faresti.
Perché così succede: ti ci trovi dentro e capisci cosa fare o cosa non fare.
Non ci sono alternative, né prima né dopo.
Non amo chi vomita parole senza sapere di cosa parla, la rete offre una gamma di ignoranza e una fiera dell’ovvietà alla ricerca del consenso e dei ‘mi piace’ che spesso mi fa provare schifo.
Io, nell’ignoranza rispetto ad un argomento, di solito sto zitta e taccio.
Quando l’ho vissuta, ho sentito che questa legge può tutelare.
Chi? Cosa? Quando? Come? Perché? Son tutte domande lecite. Davvero.

ps. A distanza di anni, sono ancora convinta di aver fatto una scelta d’amore e forse la serenità che sento mi da ragione.

mercoledì 2 gennaio 2013

Siamo tutti figli di un ritardo

Capita che Sofficina mi chieda del suo passato, del nostro passato, del mio passato.
Il tema fidanzatini è uno dei più gettonati, frizzantini e ridanciani che accompagna la sua curiosità nella fase del pre addormentamento.
E io mi diverto dando anche il giusto condimento ai ricordi.
Figlia della tecnologia, ha una collezione personale di momenti ripresi e riportati sul computer, ma lei vuole parole che vadano ad accompagnare ogni momento.
Da piccola le richieste erano Voglio le storie che escono dalla tua gola.
E a me faceva sorridere l’immagine sua di esorcista di mie favole.
La formula della richiesta è quella più semplice e tenera di sempre del "Mi racconti di quando…?"
E mi piace questa curiosità che sa di origini, di desiderio di conoscenza, di voglia di non dimenticare e di crescita.
Che sa anche di "La voglio sentire tante volte così da convincermi poi un giorno di ricordarla davvero quella cosa..." Un po' come è capitato a me con ricordi tramandati che poi ho fatto miei e - ogni tanto - quando se ne parla in casa, mi rendo conto di averli archiviati negli anni con il sapore che volevo dar loro.
E non con quello vero del fatto avvenuto.

In questi giorni è un martello pneumatico sul tema Parto.
Dal suo Come nasce un bambino? inizio ad aprire a temi più diretti e acri che generano in lei quesiti del tipo Ma partorire è doloroso?
I miei racconti negli anni si sono arricchiti di dettagli, ovviamente tutto riportato alla sua età e al suo tempo per capire certe cose... ma comunque ora come nascono e da dove escono ste benedette bestiole lo sa.
E il linguaggio del suo viso è buffissimo…
Tra un dolore immaginato e lo schifo dichiarato.
Effettivamente di romantico e dolce in un parto non c’è niente.
Sì ok… guardare e abbracciare per la prima volta tuo figlio è un’emozione unica, ma "Spinga come per defecare" è l’espressione dell'ostetrica un attimo prima che te lo porti sulle tue braccia!

Facciabuffa ieri, dopo l’ennesima richiesta sulla sua messa al mondo, ha così declinato il suo pensiero egoista in un chiarissimo "Da grande voglio fare la mamma single senza figli!"

Io credo di aver partorito un genio.


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