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lunedì 3 dicembre 2012

Cari estinti vi scrivo, così mi distraggo un po’

Accompagnare due ottenni alle prese con i problemi esistenziali e preormonali al Museo di Storia Naturale  è impegnativo, ma mai quanto immaginare di riaccompagnarle tra qualche anno quando i problemi saranno sempre esistenziali ma con il carico ormonale.
Quindi tutto sommato queste uscite vanno bene. Anzi: strabene, per utilizzare un linguaggio giovane!
Andiamo al Museo con l’equipaggio quasi al completo: insieme l’amica mamma, l’amica compagna di classe e l’amico fratello maggiore.
Stiamo bene insieme e cerchiamo di condividere il più possibile perché insieme ci sentiamo una simpatica squadra vincente.
Buffi, da fuori siamo sicuramente buffi ma ci sentiamo i più fighi.
Una banda di supereroi da strapazzo con il superpotere della ridarola.
L’amico fratello maggiore già in metropolitana ha le idee piuttosto chiare Ancora al museo di Storia Naturale? Ma che ppppaaaaalllllllll….
La vita del fratello maggiore in queste circostanze deve essere piuttosto tediosa.
L’amica compagna di classe di contro risponde Ma perché deve venire sempre anche lui? Ma che pppppaaaaalllll….
Ma l’amico fratello maggiore è quello che si riesce a gestire e soddisfare con più facilità.
Basta un giochino elettronico per fargli dimenticare chi siamo e dove stiamo andando: Figo.
L’amica compagna di classe e Sofficina invece sono le meno prevedibili e le più impegnative.
L’amica compagna di classe è campionessa mondiale di parlantina con gli sconosciuti.
Riesce ad entrare ed uscire dalla vita di un passante con la stessa elasticità di uno yo-yo.
Il tempo di dieci fermate di metropolitana e già elargisce consigli esistenziali alla padrona dei due cagnolini smilzi, all’anziana che probabilmente non sa neanche che la metropolitana viaggia sottoterra, alle ragazzine che si atteggiano a Miss adattando lo spirito morto del vagone a passerella glitter fashion.
Lei è la numero uno e Sofficina è un’ottima spalla.
Arriviamo al Museo.
L’amico fratello maggiore realizza e ripete: Ma che pppppppaaaaalllllll….
Il fatto di non pagare all’ingresso perché è la festa dei 18 anni del Museo li rende euforici, già pensano a cosa potranno comprare con i soldi risparmiati del biglietto.
Così gira l’economia.
Entriamo e… Giochi e merendine per tutti! Yuppiiiiiii
Bello, bellissimo davvero… Ma grazie, saremmo venuti per vedere i dinosauri.
E invece no: siamo ufficialmente entrati nella ludoteca preistorica di Milano.
A Sofficina e all’amica compagna di classe parte l’embolo dei laboratori.
Alla domanda Ma bambine i dinosauri? Poteva seguire solo la risposta …Chissene!
Figuriamoci all’amico fratello maggiore.
Figuriamoci a noi mamme!
Ritirando fuori il giochino elettronico risolviamo il problema della noia del maggiore.
Il sangue del mio sangue invece non riesce a staccare e lasciarsi andare al gioco ludico per concedersi al non pensiero: dove mi posiziono sarà fondamentale per la riuscita stessa del suo impegno durante il laboratorio.
Impegnativo.
Passano le ore… Chissà come sono passate le ere geologiche.
Io e l’amica mamma passeggiamo tramortite per le sale del Mausoleo con la stessa voglia di un uomo che accompagna la moglie in corso Buenos Aires il primo giorno dei saldi.
Le due ottenni al richiamo del custode Sta per chiudere il Museo alzano per la prima volta lo sguardo e si accorgono che WoooooooW…
Innamorate perse!
E altro che estinti… guarda qui che bei ragazzoni!

sabato 10 novembre 2012

La casa dei fantasmi


Ognuno di noi ha un posto segreto, dove far convogliare pensieri, cianfrusaglie, immaginazione.
Non deve essere per forza reale ma si caratterizza per il fatto che è tuo, solo tuo, dolcemente tuo.
È uno spazio straordinariamente non condivisibile che ti rende, con le dovute proporzioni, persona onnipotente.

Poi ci sono i posti segreti dei bambini…
Nel linguaggio bambinese l’espressione Ti ho detto che è in un posto segreto ha significati plurimi, ma un’unica certezza: dimentica quell’oggetto cancellandolo dalla memoria delle ‘cose di casa’, dimentica quel braccialetto a cui tenevi tanto e che non mettevi per la paura di rovinarlo ma che piccina… te lo chiede per giocare e tu che fai: non glielo lasci, oh madre ingrata? Oppure cestina lo scontrino, anche se non dovesse andare bene quel gioco o quel vestito che ha appena ricevuto e che è finito nel dimenticatoio, non avrai mai più occasione per riportarlo indietro: cambierà gestione il negozio, liquiderà, fallirà, diventerà un supermercato gestito da cinesi… succederà tutto questo ed altro ancora e tu avrai sempre nel portafogli quello scontrino della speranza!
Dimentica…
Dimentica, come la canzone di Tiziano Ferro, che diventa un buon mantra e fa da colonna sonora alla quotidianità di una mamma.
Dimentica altrimenti impazzisci (spiegateci questo al corso preparto!)

Ogni volta che chiedo a Sofficina perché ha nascosto qualcosa, la sua difesa parte da un ragionamento egocentrico È mio e guai a chi me lo tocca fino ad arrivare al più sincero e modesto Sono stata così brava a nasconderlo, che manco mi ricordo dove l’ho messo! Scusa mammina, era importante?

C’è da dire che quelle manine minuscole sono capaci di insinuarsi negli angoli più impensati.
Ci sono cose che spariscono e solo un trasloco è in grado di ridar loro senso e vita, se nel frattempo non sono diventate fossili.

Mio malgrado e nonostante gli OOOOmmmmmhhh che spesso mi accompagnano, devo dire che l'esperienza Prendi e Perdi mi ha insegnato molto.
Dacché sono madre, infatti, gli oggetti hanno un po’ perso il loro valore.
Che non vuol dire che io non li apprezzi più o che non dia a Sofficina il senso della cura e l'importanza di qualcosa, ma che mi difendo - affezionandomi meno – e preparandomi ad un separazione repentina.

Poi la sera spegni la luce, chiudi gli occhi e senti delle presenze... sono i fantasmi de Ti ho detto che è in un posto segreto... tu non li vedi, ma ci sono!

lunedì 29 ottobre 2012

I’m a Barbie girl, in a Hippy World

Sono terza di quattro fratelli e non so cosa voglia dire giocare da sola.
Non mi manca fantasia ma credo che non saprei neanche organizzarmi ora, verità per verità.
Il punto di domanda è il simbolo grafico che più si avvicina all’espressione del mio viso pensando al mondo del ‘gioco in solitaria’ e un grosso MMMMAHHHH invade e da voce al quadretto che ha come iperlink Chissà che gran divertimento!
A casa nostra sono girati tutti, ma proprio tutti, i giochi in scatola che pensare di brevettarli per figli unici mi da tristezza nel cuore.
Sofficina, di contro, è figlia unica... quindi, pensavo, ufficialmente spacciata!
In realtà, nella maggior parte delle occasioni, mi sono prestata - con piacere e dovizia - a tessere insieme a lei braccialetti con perline, collane con perline, anelli con perline, perline con perline.
A scoprire se Ha gli occhi marroni? Dai mamma indovina che è Lucie, a Si apre solo per chiudere  - mai capito perché - e sempre con le carte a fare castelli sul tavolo della cucina che Vai a sapere come facevano a stare su quelle di mio padre, maledizione.

Il dramma di essere adulto con un bambino solingo che gira per casa è capire Cosa ti va di fare ma soprattutto quando ti andrà di farlo da solo... solo solo!
Da poco, devo dire davvero poco, lei ha iniziato a sbrigarsela con tanto di Per cortesia puoi uscire dalla stanza? Non mi stavi ascoltando, vero? Umh… dai non guardare. Sto giocando, non dicevo davvero quella cosa che hai sentito…
E quindi spesso la osservo di straforo.
Il suo gioco preferito è con le Barbie, o meglio: con la comunità Hippy di Barbie che ha creato.
All’attivo convivono: 6 Barbie, 2 Ken, 1 camper, 1 maggiolone coupé cabriolet, 1 scooter, 1 pony, 1 casa che ho fatto sparire presto e una serie infinita di paciocchini - tutti gemelli naturali di queste femmine dalla vita invidiabile - e una fattoria di cuccioli cerca amici da crescere… Un mondo Hippy ma con un taglio fighetto milanese, aperitivo e Bella lì!
Spesso il gioco finisce quando ha tirato fuori e disposto in ordine tutti i protagonisti perchè È ora di andare a letto, figlia mia la volta prossima fai selezione all’ingresso!
A volte mi chiede al mattino di poter portare in macchina 2 Barbie perché deve finire un discorso iniziato la sera prima.
Ora rarissime volte mi chiede di giocare con lei: devo tenere 1 Ken e le altre 5 Barbie, mentre lei gioca con LA Barbie di cui ovviamente il MIO Ken è perdutamente innamorato, anche se le altre MIE 5 Barbie - che tengo tutte in una mano a far mazzetto - cercano in ogni modo di distrarlo dall’amore plastico della sua vita. Una fatica marcia!
In tante occasioni, capendo il mio spudorato interesse ad entrare di forza nelle sue dinamiche di gioco, muove tutti i personaggi senza aprire bocca, perché c’è da dire che quando gioco con lei non le piace mai quello che dico, come lo dico, trovandosi costretta a dovermi imboccare lei stessa parole e a stufarsi facilmente.
Ma la cosa che mi interessa ora - più dei fili che si fanno sempre più fitti, amorosi e annodati quando 6 Barbie continuano ad incontrare gli stessi 2 pallosissimi Ken - è capire perché compriamo la Barbie sposa, la Barbie ballerina, la Barbie mamma, la Barbie Lo sa solo il cavolo cosa s’inventerà la Mattel domani e appena varcano la porta della stanza vengono private dei loro effetti personali e, il più delle volte, sottratte dei quintali di capelli platino che solo una donna di plastica può avere.

ps. ma comunque… che bello leggere il suo mondo di solitaria ma fervida fantasia.

venerdì 12 ottobre 2012

Natale con i tuoi, compleanno con chi vuoi

Alla prima lezione di armonizzazione corporea segue la prima festa di compleanno.
Ad un'ora di esplorazione dei sensi segue un'ora di nonsense.
Musica contro urla.
Costruzione contro distruzione.
Ma al primo invito per una festa di compleanno non si può dire no.
Se poi è da Meg Donag... eh, dai mamma.
Un angolo riservato, due tavoli, uno scivolo tubolare, scatole di happy meal, scarpe sul tappeto, pacchi, pacchetti e pacchettini.
E loro urlanti.
Maledettamente urlanti.
Selezionati al concorso 'Antipatia portami via'.
Drammaticamente uniti nello sforzo di rendere il momento di festa, una fotografia riuscita di spalle.
Tutti canterini,peccato però ognuno con un motivo e tono diverso.
Ma il coro dell'Antoniano si unisce al momento dello spacchettamento che, da che mondo e mondo, è quello più eccitante per il festeggiato di turno.
Parte la canzone 'Straccia la carta', che nel titolo restituisce sense al nonsense.
Le gemelle cantano più degli altri (che poi una urli: silenzio che a mia sorella date fastidio... e la sorella effettivamente dimostri disappunto cercando di scavalcare le altre voci mi fa venire i brividi).
Sparisce la festeggiata. L'emozione gioca un brutto scherzo: scappa pipì, non c'è regalo che tenga.

Tornano con straccia la carta, che - nella sua estenuante perpetuazione - strazia anche i genitori che li han partoriti.
Lei torna, parte il coro dei tanti auguri che poi continua nella versione èppibordeituiu perchè non vogliamo farci mancare il momento internazionalpopolare.
Commozione.
Silenzio.
Candeline soffiate.
Candeline risoffiate perchè il flash non è scattato e per cortesia ridi-soffia-guardami-e-non-fare-quella-faccia-con-tutto-quello-che-ho-speso.
Buio.
Stracciamento completato, pazienza ai minimi termini.
Vince il mondo di Hello Kitty.
Segue abbigliamento nello stile ti dico io come vestir tua figlia.
Solo un libro, ma la festeggiata ci guarda e non ci sorride.
Festa finita.
Tutti a casa.
Happy End
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