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domenica 25 novembre 2012

Ogni benedetta domenica

Mi piacciono le nostre facce stropicciate del mattino.
Gli occhi gonfi, le espressioni da beoni, il capello che è sconfusionato anche quando non c'è.
Il pigiama che non ha mai la forma e la misura della sera precedente, ma è pronto a rinnovarsi in pochi istanti.
…E lo sbadiglio più lungo del mondo. Lo adoro!

Mi piace il tepore sotto le coperte in questa stagione e il Brrrrr al pensiero di allontanarle.
Mi piacciono le pieghe del cuscino sulla faccia.
Mi piace l'aria un po' incazzata alla prima luce di una tapparella che si alza, ma che basta un Buongiorno perché la giornata stessa s’illumini.

Mi piace quando il risveglio si anima con le nostre cuscinate, intanto poi le prendo sempre io.
Mi piace l'espressione catatonica davanti ad una tavola preparata a colazione: la scelta tra mille possibilità tutte le mattine per poi ricadere sempre sui consolanti biscotti secchi.
Non troppo dolci, non troppo pesanti ma che sanno di casa.

Mi piace il silenzio, che non è imbarazzo, ma è semplicemente: Non sono ancora connessa, non ho ancora parole, non ho ancora idee, non so ancora perché sono al mondo ma tranquilla mi ricordo che io sono tua madre e tu mia figlia, non ho ancora niente da condividere ma tra un attimo ci sono. Tu fatti ancora un secondo i tuoi che i mi faccio i miei e arrivo. Promesso!
E la promessa la rinnoviamo sempre.

Mi piace il risveglio rallentato del fine settimana a cui, soprattutto in questo periodo, non riesco a rinunciare.
Mi piace il suo slancio e gli interrogativi infiniti sul Cosa faremo oggi… che sì saranno i compiti, che sì saranno i cuginetti, che sì sarà quel che sarà ma lo faremo insieme.
Mi piace la nostra tranquillità che da fuori può sembrare perdita di tempo ma Chissene come insegna Sofficina.

La domenica mi ricorda sempre che c’è un tempo per tutto ma soprattutto per noi.

ps. oggi museo di storia naturale e saltiamo una delle 'domeniche insieme' del catechismo... non ce ne vorrà il Don, ma andiamo a far visita ai cari estinti :-)

giovedì 25 ottobre 2012

A tutto sprint

C'é qualcosa di straordinariamente equipollente a tratti surreale nel discutere ogni sera con Sofficina perché é ora di andare a letto e lei non ha ancora sonno e con gli stessi toni svegliarsi ogni mattina e riprendere la discussione perché è ora di alzarsi dal letto e lei ha ancora sonno...
Il cammino di Santiago di Compostela
 è una passeggiata di salute a confronto dei nostri rituali serali... e la mattina, quando suona la sveglia, l’incubo non è più alzarmi-spegnerla-svegliarmi ma è spegnerla e sperare di riuscire a svegliarla!

E parla una che, antecedentemente al suo personale anno '0', i sabati e le domeniche prima delle 13 non sapeva di esistere al mondo.
E parla una che non ricorda un film in seconda serata, se non nella comodità delle poltrone del cinema dove sprofondare per pisolare.

Mi sento un giradischi rotto che gira sempre sulle stesse note, gracchianti e stonate.
Mi sento di vivere un incubo da cui non mi risveglio mai.
Mi sento di sottopormi a una fatica disumana.
Mi sento che ohhhh ma mi senti?

Io la fatica di mia madre non la ricordo.
Forse perché era la sua di madre e non la mia di figlia.
Non mi ricordo tanto bisogno di contrattazione, tanta preghiera, tanti Su - dai - vai - forza - vedrai che bella nanna ti aspetta - guarda il sole - è giorno - è notte - buongiorno amoreeeee - buonanotte e sogni d'oro… io ricordo un rumore unico, sordo e violento dritto al cuore: VRUUUUM!
ore 07.05 - era lei che tirava su la tapparella della camera con un braccio e con un'unica mandata.
Tapparella vigliacca! 
Cascasse il mondo, alle 07.05 dovevamo essere tutti in piedi, sabati e domeniche compresi.
La mia sveglia era la sua corda che sfregava sulla struttura metallica vibrando nel cassone... VRUUUUM!
Lo stesso per andare a dormire: tapparella a scendere sulla nostra voglia di giocare e un semplice A letto ragazzi, accompagnato dalla buonanotte e da un bacio.
Minimo sforzo, massimo risultato.
Così doveva essere anche per me.
Sarà certo anche colpa dei vizi e dei miei va bene dai ancora 5 minutini che non sono mai 5, ma che si prenda la sua parte di responsabilità anche la tecnologia e sto maledetto motorino elettrico delle tapparelle di casa che, pagato oro per la comodità dell'effetto sordina-risveglio-edulcorato-assicurato, al nostro inizio e alla nostra fine giornata manca sempre quel tocco di energia.
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