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venerdì 13 marzo 2015

ZiaFlo... ça va sans dire

Ho un'amica speciale, tanto speciale da non poter essere normale. 
Ama cucinare per 2, 4, 6 massimo 8 persone. Non ci si può presentare pari però perchè fa volare i coltelli. 



A tavola vizia il gusto e la vista. 

Certo, devi amare i pistacchi e stare all'occhio quando ti sussurra che la melanzana incontra la capasanta perchè non puoi permetterti il lusso di non capire.
Nel dubbio, tu mangia. 
Da lei ho imparato che la pasta non si pesa, si conta. 

Usa le pinze con una cura estetica del piatto maniacale, tu prova a toccarlo quando è ancora intenta a creare.
Provaci se hai il coraggio...
Il vino è rigorosamente abbinato ad ogni portata, ‪#‎chetelodicoafare‬.
Sulla sua tavola trovi il profumo della sua famiglia: delicato, raffinato, lontano.
Non ama i dolci ma li prepara per gli altri.
Stai già pensando di mangiare anche la sua razione, vero?Sbagli, non ama i dolci e per lei non l'ha preparato.

sabato 2 febbraio 2013

Culinaria, da generazioni


Capita che a trentotto anni, mentre rievochi a tavola con tua madre e davanti a tua figlia, ricordi della cucina della nonna… E mentre parli di lei - occhi a cuore e voce immatura - inizi a salivare e sentire l’odore del suo mitico ragù, rivelando loro la tua ricerca di perfezione in quel sapore…
Capita o può capitare appunto, che tua madre (simpaticamente ribattezzata negli anni Adolf e ci sarà stato un motivo!) dica le parole che pensi inevitabilmente perse e che sono capaci di illuminarti.
Vuoi sapere il segreto del suo ragù?
Sentirsi ad un passo dalla sublimazione è più figo della sublimazione stessa... e io ci sono.
Tu vuoi sapere se io voglio sapere il segreto del ragù di tua madre?
Il suo sguardo insinua potere.
E io pendo da quell’archetto sopraccigliare che si inarca a rondine e nel mio cuore sta facendo primavera, nonostante fuori siano i giorni della merla.
Devo sapere. Ti prego!!! Io, che a distanza di anni dalla sua assenza, ancora entro nella cucina di famiglia curiosando ed annusando dentro le credenze per sentire il profumo del suo caffè, della nostra colazione insieme, dei suoi biscotti e del thè.
Io sono a un passo da quel sapore.
Il segreto del ragù di mia madre (e il ghigno sotto i baffetti ora si fa più carico fino al tradimento…) è che a tre quarti dalla cottura, per dare quel tocco in più di sapore, ci buttava dentro due vasetti di gran ragù star.

…

Io non ci voglio credere.
Io non ci posso credere.
Ma perchè?
Ma perchè dirmelo?
Ma perchè vivere male il fatto che me l'abbia detto? Non volevo forse sapere?
Ma perchè io per rifare il suo ragù passo le ore, fuoco basso, ad ascoltare e annusare il sobbollire come Remy in Ratatouille?

Nell’archivio dei ricordi le mie papille gustative hanno sublimato gran ragù star.
Che smacco.
In un angolo del mio cervello, mia nonna veste i panni del fumetto col sorriso che mescola brodo, ragù e tutto quello che mette in tavola la Star...
Mia nonna questa non me lo doveva fare, mia madre pure.
Mia nonna usava trucchetti che io facevo solo di ultima o penultima generazione.
Mia nonna è un mito, mia madre pure.
Ora, però, da mamma... imparerò a trattenere un segreto che mantenga puro un ricordo.
I ricordi sono ricordi… così personali e deformati, che vanno tenuti in un cassetto.
A volte si sciupano, si normalizzano e diventano fallibili.
Ma ora so che se voglio cercare un po’ di nonna, la posso trovare non solo nella credenza della cucina ma anche nel reparto frigo del supermercato.
E mi è venuta voglia di andare a fare spesa...

lunedì 5 novembre 2012

Da grande voglio fare la vetrinaia. Anzi no. No, va beh sì.

Avere molte idee ma confuse sembra essere una tara di famiglia.
Il nostro dna ha probabilmente superato la revisione con il compiacimento di qualcuno, me ne convinco ogni qualvolta tiro fuori delle banconote dal portafogli e d’istinto mi viene da allungarle sottobanco alla cassiera.
Comunque.
Mai chiedere ad un bambino cosa farà da grande.
O meglio: chiedere ma non insistere.
O meglio ancora: chiedere, per la curiosità delle risposte che daranno colore al loro mondo di fantasia e chiedere per lo stimolo che la domanda può offrire nella sua rielaborazione.
Ma non a mia figlia, grazie.
Ho scolpito nella memoria dei nostri ricordi il giorno della consegna del diploma di remigino.
Capelli in disordine nonostante codini, mollette, cerchietto e Madonna santa non mi costringere a metterti la lacca a cinque anni!
Occhi enormi da cerbiatto ad incantare ma nello stesso tempo anche ad analizzare la situazione.
La domanda arriva dritta, insieme al microfono: E tu cosa farai da grande?
Sempre nella memoria dei nostri ricordi, ho fatto anche uno stamp della mia espressione atea sulla sua risposta.
Dopo gelatai e poliziotti, maestre e ballerine, Sofficina si identificò in: la vetrinaia.
Porca muffa... Cos’è che vuoi fare da grande?
In vetrinaia si specchiavano i suoi sogni e le sue ambizioni e, in nome di quella professione futura e astratta, io non ero in grado di apprezzare il sudore che l’avrebbe portata fino a lì.
Terminata la cerimonia di consegna del diploma, lei ha iniziato a fissarmi dal primo gradino del palco ed è arrivata tra le mie braccia con il ripensamento già pronto sotto la mia ascella: Adesso che l’ho detto, lo devo fare per forza?
Ma no amore, certo che no. Dimmi solo con chi l’hai vista la vetrinaia e non ne parliamo più!
La vetrinaia mamma è perché voglio curare gli animali, è per questo che l’ho detto... ma posso cambiare idea?
Tu puoi tutto amore, anche cambiare il vocabolario.

Oggi giorno da quel giorno scopre il suo lavoro: si assume e si licenzia ad una rapidità invidiabile e senza tanti ripensamenti; volendo capire, volendo sapere, volendo identificarsi per poi distinguersi.
Troverà anche lei la sua strada e, in barba alla crisi, al momento ha un curriculum di tutto rispetto anche se dai colori un po' troppo sgargianti.

ps. Io punto su cucinaia perché gli ingredienti li capisco ma vediamo come va domani, ma soprattutto dopodomani 
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